Ascesso gengivale: cos’è, sintomi, cause e trattamento

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Cos’è un ascesso gengivale

L’ascesso gengivale è un’infezione localizzata che provoca un accumulo di pus nei tessuti della gengiva. Quando i batteri riescono a proliferare in profondità, l’organismo reagisce cercando di contenere l’infezione. Il risultato è la formazione di pus, cioè un insieme di batteri, cellule infiammatorie e detriti cellulari.

Molti pazienti usano il termine “ascesso gengivale” per indicare qualsiasi gonfiore o “bollicina” sulla gengiva. In realtà, però, dietro quella tumefazione possono esserci problemi molto diversi tra loro. Non tutti gli ascessi gengivali nascono davvero dalla gengiva.

In alcuni casi l’origine è parodontale, cioè legata ai tessuti di supporto del dente. Succede soprattutto quando sono presenti tasche gengivali profonde causate dalla parodontite, all’interno delle quali i batteri proliferano fino a creare un’infezione acuta.

Altre volte, invece, quella che sembra una semplice “pallina sulla gengiva” è in realtà una fistola: una via di drenaggio del pus proveniente da un’infezione più profonda, spesso localizzata alla radice del dente. In questi casi il problema può dipendere da:

  • una carie profonda, 
  • una devitalizzazione non riuscita, 
  • una necrosi del nervo, 
  • oppure una frattura radicolare. 

Più raramente, anche un impianto dentale può sviluppare un’infezione con gonfiore gengivale e fuoriuscita di pus. In questi casi si parla di perimplantite.

La differenza è importante perché la terapia cambia completamente in base alla causa dell’infezione. Curare solo il gonfiore senza capire da dove arriva il problema significa rischiare che l’ascesso continui a tornare.

Un altro aspetto da chiarire è questo: non tutti gli ascessi gengivali provocano un dolore forte e violento. Gli ascessi parodontali, ad esempio, spesso tendono a drenare spontaneamente attraverso la gengiva. Questo può far diminuire il dolore, dando al paziente la sensazione che il problema si sia risolto. In realtà l’infezione resta presente e continua lentamente a danneggiare osso e tessuti di supporto del dente.

Alla Clinica Salzano e Tirone di Cuneo, quando un paziente arriva con un gonfiore gengivale o una fistola, la prima cosa che facciamo è capire l’origine reale dell’infezione. Distinguere un problema parodontale da un’infezione endodontica o da una frattura della radice è fondamentale per scegliere la terapia corretta e salvare, quando possibile, il dente o l’impianto coinvolto.

Indice dei contenuti:

Ascesso gengivale o fistola? Attenzione a non confonderli

Molti pazienti pensano di avere un ascesso gengivale quando vedono comparire una piccola bolla sulla gengiva. In realtà, quella tumefazione può essere una fistola, e capire la differenza è fondamentale.

La fistola non è l’infezione vera e propria. È il “canale di scarico” che il corpo crea per permettere al pus di uscire. In pratica, quando un’infezione resta chiusa all’interno dell’osso o attorno alla radice del dente, la pressione aumenta. A quel punto il pus cerca una via d’uscita e crea un piccolo tragitto che sbuca sulla gengiva.

Ed è qui che compare la classica “bollicina” biancastra o rossastra che molti notano allo specchio.

Il punto importante è questo: la fistola spesso non nasce dalla gengiva stessa. Molto frequentemente l’origine reale del problema è più profonda e coinvolge il dente.

Succede ad esempio quando:

  • una carie raggiunge il nervo, 
  • il dente va in necrosi, 
  • una vecchia devitalizzazione si infetta, 
  • oppure è presente una frattura della radice. 

In queste situazioni l’infezione parte dall’interno del dente, attraversa l’osso e trova sfogo sulla gengiva. Per questo motivo il paziente può vedere la fistola lontana dal punto reale dell’infezione.

L’ascesso parodontale funziona invece in modo diverso. In questo caso il problema nasce davvero dalla gengiva e dai tessuti che sostengono il dente. I batteri si accumulano dentro una tasca parodontale profonda e provocano un’infezione localizzata, spesso associata a:

  • gengive gonfie, 
  • sanguinamento, 
  • mobilità dentale, 
  • alito cattivo, 
  • fuoriuscita di pus dal bordo gengivale. 

C’è poi un dettaglio che confonde molti pazienti: quando il pus drena, il dolore spesso diminuisce. Questo porta a pensare che il problema sia passato. In realtà l’infezione continua a essere presente sotto la gengiva e può riacutizzarsi in qualsiasi momento.

Per questo motivo non basta “far uscire il pus”. Bisogna capire l’origine dell’infezione e trattarla correttamente. Se il problema è endodontico servirà devitalizzare (o ri-devitalizzare) il dente. Se invece l’origine è parodontale, bisognerà intervenire sulle tasche gengivali e sull’infezione dei tessuti di supporto.

Alla Clinica Salzano e Tirone di Cuneo, la diagnosi di queste situazioni parte sempre da una valutazione clinica e radiografica accurata. Una fistola apparentemente innocua può nascondere problemi molto diversi tra loro, e la terapia corretta dipende proprio dalla causa reale dell’infezione.

Come capire se hai un ascesso e cosa fare davvero

Le cause più comuni di un ascesso gengivale

Un ascesso gengivale non compare mai “dal nulla”. Dietro c’è sempre un’infezione batterica che trova il modo di svilupparsi in una zona fragile della bocca. Il problema è che molte condizioni diverse possono provocare gonfiore gengivale, pus e dolore, anche se l’origine reale cambia completamente da caso a caso.

Capire la causa è fondamentale perché un ascesso parodontale non si cura come una fistola di origine endodontica, e una frattura radicolare non si gestisce come una perimplantite.

Ascesso parodontale

L’ascesso parodontale nasce dai tessuti che sostengono il dente. È una situazione molto frequente nei pazienti che soffrono di parodontite, cioè una malattia infiammatoria cronica che provoca perdita di osso e formazione di tasche gengivali profonde.

Dentro queste tasche si accumulano:

  • batteri, 
  • placca, 
  • tartaro, 
  • residui alimentari. 

Quando il drenaggio naturale della tasca si chiude, i batteri proliferano rapidamente e si forma il pus.

In questi casi il paziente nota spesso:

  • gengiva gonfia e arrossata, 
  • sanguinamento, 
  • dolore localizzato, 
  • pus che esce vicino al dente, 
  • alito cattivo persistente. 

A differenza degli ascessi profondi odontogeni, quelli parodontali spesso drenano spontaneamente attraverso la gengiva. Questo può ridurre il dolore, ma non significa che l’infezione sia guarita. Anzi, se trascurata continua lentamente a distruggere l’osso che sostiene il dente.

Infezione endodontica con fistola gengivale

Molte “bollicine sulla gengiva” non nascono dalla gengiva stessa ma da un problema interno al dente.

Succede quando il nervo del dente si infetta o va in necrosi, spesso a causa di:

  • una carie profonda, 
  • un trauma, 
  • una devitalizzazione incompleta, 
  • oppure una vecchia cura canalare fallita. 

I batteri si moltiplicano all’interno dei canali della radice e l’infezione, col tempo, attraversa l’osso fino a trovare uno sfogo sulla gengiva. È così che si forma la fistola.

In queste situazioni il paziente può avere:

  • una piccola pallina sulla gengiva, 
  • fuoriuscita di pus, 
  • sapore cattivo in bocca, 
  • dolore intermittente oppure assente. 

Ed è proprio questo che inganna molti pazienti: quando il pus drena, la pressione diminuisce e il dolore può quasi sparire, anche se l’infezione continua a essere presente.

Frattura della radice del dente

Una causa più subdola è la frattura radicolare. In alcuni denti, soprattutto quelli già devitalizzati o molto ricostruiti, possono comparire microfratture della radice difficili da individuare anche con le radiografie tradizionali.

Attraverso quella frattura i batteri penetrano in profondità e provocano infezioni croniche che spesso si manifestano con:

  • fistole gengivali ricorrenti, 
  • gonfiore localizzato, 
  • dolore alla masticazione, 
  • fastidi intermittenti. 

Il problema è che la frattura della radice raramente guarisce spontaneamente. In molti casi il dente non può essere recuperato e bisogna valutare l’estrazione.

Perimplantite e infezione attorno agli impianti

Più raramente, anche un impianto dentale può sviluppare un’infezione con formazione di pus e gonfiore gengivale.

In questi casi si parla di perimplantite, cioè un’infiammazione batterica che colpisce i tessuti attorno all’impianto e provoca progressivamente perdita di osso.

La perimplantite spesso evolve lentamente e in modo silenzioso. Quando però si riacutizza, il paziente può notare:

  • gengiva gonfia attorno all’impianto, 
  • sanguinamento, 
  • dolore, 
  • pus, 
  • mobilità nei casi avanzati. 

I sintomi da non sottovalutare

L’ascesso gengivale non si manifesta sempre nello stesso modo. In alcuni casi provoca un dolore forte e improvviso, in altri invece resta quasi silenzioso e si nota soprattutto per il gonfiore o per la presenza di pus sulla gengiva.

Uno dei segnali più frequenti è il gonfiore localizzato. La gengiva appare arrossata, tesa e dolorante. A volte si forma una piccola pallina biancastra o giallastra, simile a un brufolo, che può rompersi facendo uscire pus.

Il dolore può essere molto variabile. Negli ascessi di origine endodontica spesso è:

  • pulsante, 
  • profondo, 
  • continuo, 
  • peggiora quando mastichi o tocchi il dente. 

Negli ascessi parodontali, invece, il fastidio può essere più localizzato e meno intenso, soprattutto quando il pus riesce a drenare spontaneamente dalla gengiva.

Molti pazienti riferiscono anche una sensazione di pressione oppure la percezione che il dente sia “più alto” degli altri. Questo succede perché l’infiammazione attorno alla radice o ai tessuti di supporto crea una spinta che altera il contatto tra i denti.

Un altro segnale molto tipico è la fuoriuscita di pus, spesso accompagnata da:

  • sapore amaro o sgradevole in bocca, 
  • alito cattivo persistente, 
  • cattivo gusto che ritorna anche dopo aver lavato i denti. 

Quando compare una fistola drenante, il paziente pensa spesso che il problema stia migliorando perché il dolore diminuisce. In realtà accade semplicemente che la pressione interna si riduce grazie allo sfogo del pus.

Nei casi più avanzati possono comparire:

  • gonfiore della guancia, 
  • febbre, 
  • difficoltà a masticare, 
  • fastidio ad aprire la bocca. 

Questi sintomi sono più tipici delle infezioni odontogene profonde, soprattutto quando il problema nasce da un’infezione endodontica importante e non da un semplice ascesso gengivale superficiale.

C’è poi un aspetto che molti sottovalutano: non sempre un ascesso provoca un dolore forte. Alcune infezioni croniche, soprattutto parodontali o legate a fistole drenanti, possono andare avanti per settimane o mesi con sintomi modesti, continuando però a danneggiare osso e tessuti attorno al dente.

Per questo motivo, qualsiasi gonfiore gengivale con pus o fistole ricorrenti dovrebbe sempre essere controllato dal dentista, anche quando il dolore sembra sopportabile.

Leggi anche: Come capire se hai un ascesso e cosa fare davvero.

Come si fa la diagnosi corretta

Quando compare una fistola o un gonfiore sulla gengiva, il vero problema non è accorgersi che c’è un’infezione. Il punto è capire da dove arriva. Ed è proprio questo che cambia completamente la terapia.

Molte situazioni, viste dall’esterno, sembrano identiche. Una piccola pallina sulla gengiva può essere un ascesso parodontale, ma può anche essere lo sfogo di un dente necrotico, di una vecchia devitalizzazione infetta oppure di una frattura della radice. In alcuni casi il problema riguarda addirittura un impianto.

Per questo la diagnosi non può limitarsi a “guardare la gengiva”.

La visita parte sempre da una valutazione clinica accurata. Il dentista controlla il tipo di gonfiore, la presenza di pus, lo stato della gengiva e soprattutto verifica se il dente è dolente alla pressione o alla masticazione. Anche la mobilità del dente può dare indicazioni importanti.

Un passaggio fondamentale è il test di vitalità. Serve per capire se il nervo del dente è ancora vivo oppure se il dente è andato in necrosi. Questo dettaglio cambia completamente il quadro clinico, perché molte fistole gengivali in realtà derivano proprio da infezioni interne al dente.

Anche il sondaggio gengivale è molto utile. Se attorno al dente sono presenti tasche profonde, il problema potrebbe essere parodontale. In pratica si misura lo spazio tra gengiva e radice per capire se l’infezione nasce dai tessuti di supporto del dente.

Poi entrano in gioco le radiografie. Una semplice radiografia endorale permette spesso di vedere infezioni attorno alla radice, perdita di osso, granulomi o problemi attorno agli impianti. Nei casi più complessi può essere necessaria una TAC Cone Beam, che offre una visione tridimensionale molto più precisa e aiuta a individuare situazioni difficili da vedere con gli esami tradizionali, come alcune fratture radicolari.

Ed è qui che si capisce perché la diagnosi sia così importante. Due gonfiori gengivali apparentemente uguali possono richiedere cure completamente diverse. In alcuni casi basta trattare la gengiva, in altri bisogna curare il dente dall’interno, mentre in situazioni più compromesse può essere necessario estrarre il dente o intervenire sull’impianto.

Il rischio più comune è fermarsi ai sintomi. Magari si prende un antibiotico, il gonfiore si sgonfia e sembra tutto risolto. Ma se non viene eliminata la causa reale dell’infezione, il problema quasi sempre si ripresenta.

Come si cura un ascesso gengivale

La cura di un ascesso gengivale dipende sempre dalla causa che ha provocato l’infezione. Ed è proprio questo il motivo per cui non esiste una soluzione “uguale per tutti”.

Molti pensano che basti prendere un antibiotico o aspettare che il pus esca da solo. In realtà, quando l’infezione drena, spesso si riduce soltanto la pressione interna. Il problema però continua a essere presente sotto gengiva.

Se l’ascesso è di origine parodontale, il trattamento parte dalla pulizia profonda delle tasche gengivali. L’obiettivo è eliminare batteri, tartaro e tessuti infetti presenti attorno alla radice del dente. In alcuni casi può essere necessario drenare manualmente il pus per ridurre l’infiammazione e favorire la guarigione.

Quando invece il problema nasce dall’interno del dente, la terapia cambia completamente. Se il nervo è infetto o necrotico bisogna intervenire con una devitalizzazione oppure con il ritrattamento di una vecchia cura canalare che non ha funzionato correttamente. In pratica si puliscono e si disinfettano i canali interni del dente per eliminare i batteri responsabili dell’infezione.

Ci sono poi situazioni più complesse, come le fratture della radice. In questi casi il problema non dipende soltanto dai batteri, ma dal fatto che il dente presenta una lesione strutturale profonda. Purtroppo una radice francamente fratturata non può essere riparata, ed è per questo che bisogna valutare l’estrazione del dente.

Anche gli impianti possono sviluppare infezioni. Quando l’ascesso è legato a una perimplantite, il trattamento consiste nella decontaminazione della superficie implantare e nella rimozione dell’infezione dai tessuti circostanti. Nei casi più avanzati può essere necessario un intervento chirurgico per cercare di salvare l’impianto e limitare la perdita di osso o addirittura la sua rimozione e sostituzione con un nuovo impianto.

Una cosa importante da capire è che il pus non è il problema principale: è la conseguenza dell’infezione. Per questo limitarsi a “farlo uscire” senza curare la causa reale porta quasi sempre a recidive.

Prima si interviene, maggiori sono le possibilità di risolvere il problema con terapie più semplici e conservative. Quando invece l’infezione viene trascurata per mesi, il rischio è arrivare a danni molto più difficili da recuperare, soprattutto a livello osseo e parodontale.

Antibiotico per ascesso gengivale: serve sempre?

Quando compare pus sulla gengiva, molti pensano subito all’antibiotico. In realtà non sempre è necessario, e soprattutto non basta da solo a risolvere il problema.

L’antibiotico può essere utile quando l’infezione è particolarmente attiva, quando c’è gonfiore importante oppure quando compaiono sintomi come febbre, dolore diffuso o interessamento dei tessuti vicini. In queste situazioni aiuta a ridurre la carica batterica e a controllare la fase acuta.

Ma c’è un punto fondamentale da capire: l’antibiotico non elimina la causa dell’ascesso.

Se il problema nasce da:

  • una tasca parodontale profonda, 
  • un dente necrotico, 
  • una devitalizzazione infetta, 
  • una frattura radicolare, 
  • oppure una perimplantite, 

l’infezione tenderà a tornare finché non viene trattata la causa reale.

È il motivo per cui molte persone raccontano di aver preso antibiotici più volte senza risolvere davvero il problema. Il gonfiore si riduce, il dolore migliora per qualche giorno, ma poi la fistola o l’ascesso ricompaiono.

Anche perché gli ascessi parodontali spesso drenano spontaneamente dalla gengiva. Questo può far diminuire rapidamente il dolore e dare l’impressione che tutto stia guarendo. In realtà il drenaggio non significa guarigione: significa soltanto che il pus ha trovato una via d’uscita.

C’è poi un altro aspetto importante: prendere antibiotici senza una diagnosi precisa può ritardare la cura corretta. Magari i sintomi si attenuano temporaneamente, ma nel frattempo l’infezione continua lentamente a danneggiare osso, gengiva o radice del dente.

Per questo motivo l’antibiotico va considerato come un supporto alla terapia, non come la terapia definitiva. La soluzione reale passa sempre dall’eliminazione della causa dell’infezione.

Cosa succede se non curi un ascesso gengivale

Molti ascessi gengivali, soprattutto quelli parodontali, tendono a drenare spontaneamente. Il pus trova una via d’uscita attraverso la gengiva e il gonfiore può ridursi da solo nel giro di qualche giorno. Ed è proprio qui che nasce l’errore più comune: pensare che il problema sia passato.

In realtà, anche se il dolore diminuisce, l’infezione spesso continua a restare attiva sotto gengiva.

Negli ascessi parodontali il rischio principale non è tanto una diffusione aggressiva dell’infezione, quanto il danno progressivo ai tessuti che sostengono il dente. Se la parodontite continua ad avanzare, il risultato può essere:

  • perdita di osso, 
  • aumento della mobilità dentale, 
  • recessione gengivale, 
  • episodi ricorrenti di gonfiore e pus, 
  • fino alla perdita del dente. 

Anche le fistole di origine endodontica possono andare avanti per mesi drenando a intervalli. Il paziente spesso si abitua alla presenza della “bollicina” sulla gengiva perché il dolore è minimo o intermittente. Ma sotto quella fistola può esserci un’infezione cronica che continua lentamente a consumare osso attorno alla radice.

Situazioni diverse sono invece quelle legate alle infezioni odontogene profonde. Quando l’ascesso nasce da un’infezione acuta importante e il pus non riesce a drenare correttamente, allora il gonfiore può estendersi ai tessuti del volto e del collo. È in questi casi che possono comparire complicanze più serie come il flemmone odontogeno.

Per questo è importante distinguere tra:

  • un ascesso gengivale localizzato e drenante, 
  • una fistola cronica, 
  • e un’infezione profonda in fase acuta. 

All’esterno possono sembrare problemi simili, ma il comportamento clinico e i rischi sono molto diversi.

Il fatto che il gonfiore si sgonfi da solo non significa quindi che il problema sia risolto. Spesso vuol dire semplicemente che l’infezione ha trovato uno sfogo temporaneo.

Quando rivolgersi subito al dentista

Non tutti gli ascessi gengivali sono uguali. Alcuni restano localizzati e drenano lentamente, altri invece possono peggiorare rapidamente nel giro di poche ore. Per questo ci sono situazioni che non andrebbero mai sottovalutate.

Se compare un gonfiore gengivale con pus che continua a tornare, anche senza forte dolore, è già il caso di fare una visita. Spesso dietro queste situazioni si nascondono infezioni croniche che stanno lentamente danneggiando osso e tessuti di supporto.

Ci sono poi segnali che indicano una fase più acuta dell’infezione:

  • dolore intenso e pulsante, 
  • gonfiore che aumenta rapidamente, 
  • difficoltà a masticare, 
  • fastidio ad aprire la bocca, 
  • febbre, 
  • gonfiore della guancia o del volto. 

In questi casi non conviene aspettare “che passi da solo”. Quando l’infezione non riesce a drenare correttamente, la pressione interna aumenta e il rischio è che il problema si estenda ai tessuti più profondi.

Anche le fistole gengivali apparentemente piccole meritano attenzione. Molti pazienti convivono per mesi con una pallina sulla gengiva pensando che sia una semplice infiammazione, soprattutto quando non fa male. In realtà una fistola è quasi sempre il segnale di un’infezione cronica che continua a essere presente.

Alla Clinica Salzano e Tirone di Cuneo, situazioni come queste vengono valutate in giornata, con un appuntamento urgente, partendo da una diagnosi precisa dell’origine dell’infezione. Capire se il problema nasce dalla gengiva, dal dente o da un impianto è fondamentale per evitare cure inutili o temporanee.

La cosa importante è non aspettare troppo. Più l’infezione resta attiva nel tempo, più aumenta il rischio di perdere osso, compromettere il dente o rendere la terapia più complessa.

Come prevenire gli ascessi gengivali

La maggior parte degli ascessi gengivali non compare all’improvviso. Nella maggior parte dei casi arriva dopo mesi o anni di infiammazione, batteri e problemi trascurati.

Per questo la prevenzione parte sempre da un concetto semplice: evitare che l’infezione trovi le condizioni giuste per svilupparsi.

L’igiene orale quotidiana è il primo passo. Lavare bene i denti e usare gli strumenti corretti per pulire tra un dente e l’altro aiuta a ridurre placca e batteri, soprattutto nelle zone più difficili da raggiungere vicino alla gengiva.

Ma l’igiene a casa da sola spesso non basta. Tartaro e batteri possono accumularsi sotto gengiva senza dare sintomi evidenti per molto tempo. È proprio così che iniziano molte forme di parodontite che, col tempo, possono trasformarsi in ascessi gengivali ricorrenti.

Anche le carie profonde e le vecchie devitalizzazioni da controllare non andrebbero trascurate. Molte fistole gengivali nascono infatti da infezioni croniche interne al dente che restano silenziose fino a quando il pus trova una via di drenaggio verso la gengiva.

Chi ha impianti dentali deve prestare ancora più attenzione ai controlli periodici. La perimplantite spesso evolve lentamente e nelle fasi iniziali può dare pochi sintomi. Intervenire presto permette di limitare il danno ai tessuti attorno all’impianto.

Un altro aspetto fondamentale è il mantenimento professionale. Nei pazienti con problemi gengivali o parodontali, le sedute periodiche di igiene e controllo servono proprio a intercettare infiammazioni e tasche gengivali prima che si trasformino in infezioni acute.

Molti ascessi, infatti, non nascono da un evento improvviso ma da problemi cronici lasciati evolvere troppo a lungo.

Domande frequenti sull’ascesso gengivale

Un ascesso gengivale può passare da solo?

Può sgonfiarsi da solo, ma questo non significa che sia guarito. Molti ascessi parodontali o fistole drenano spontaneamente attraverso la gengiva. Quando il pus esce, la pressione diminuisce e il dolore può migliorare anche rapidamente. L’infezione però spesso resta presente e tende a ripresentarsi nel tempo.

La fistola gengivale è pericolosa?

La fistola è il segnale che c’è un’infezione cronica che sta cercando uno sfogo. Non va ignorata, anche se non fa male. In molti casi deriva da un dente necrotico, da una vecchia devitalizzazione infetta oppure da una parodontite avanzata.

La fistola gengivale è pericolosa?

La fistola è il segnale che c’è un’infezione cronica che sta cercando uno sfogo. Non va ignorata, anche se non fa male. In molti casi deriva da un dente necrotico, da una vecchia devitalizzazione infetta oppure da una parodontite avanzata.

Serve sempre l’antibiotico?

No. L’antibiotico non è sempre necessario e soprattutto non basta da solo a risolvere il problema. Può essere utile nelle fasi acute o quando sono presenti gonfiore importante e febbre, ma la guarigione reale arriva solo eliminando la causa dell’infezione.

Un impianto dentale può provocare un ascesso?

Sì, anche se succede più raramente rispetto ai denti naturali. In questi casi il problema è spesso legato a una perimplantite, cioè un’infezione dei tessuti attorno all’impianto che può provocare gonfiore, sanguinamento e fuoriuscita di pus.

Si può salvare un dente con fistola?

Dipende dalla causa. Se il problema deriva da un’infezione endodontica, spesso il dente può essere recuperato con una terapia canalare o un ritrattamento. Se invece è presente una frattura profonda della radice, le possibilità di recupero sono molto più limitate.

Quanto dura il gonfiore di un ascesso gengivale?

Dipende dal tipo di infezione e dalla presenza o meno di drenaggio del pus. Alcuni gonfiori si riducono nel giro di pochi giorni, altri tendono a tornare continuamente finché non viene trattata la causa reale del problema.

Un ascesso gengivale fa sempre male?

No. Alcuni ascessi parodontali o fistole croniche possono dare pochi sintomi e drenare lentamente senza provocare dolore intenso. Proprio per questo molte persone li sottovalutano e rimandano la visita.

Quando bisogna preoccuparsi davvero?

Bisogna fare attenzione soprattutto quando compaiono:

  • febbre, 
  • gonfiore importante del volto, 
  • dolore forte e pulsante, 
  • difficoltà ad aprire la bocca, 
  • difficoltà a deglutire. 

In queste situazioni l’infezione potrebbe essere più profonda e richiedere un intervento rapido.

Telefono: 0171.619210Indirizzo: Via Cascina Colombaro 37, CuneoWhatsApp: 349 0582765


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