Altre Prestazioni

Approfondimento

Ablazione del tartaro – Detartrasi – Igiene professionale

Sono tutti sinonimi della prestazione che prevede l’asportazione della placca e del tartaro accumulati sulle superfici dentali e nella zona immediatamente al di sotto del margine gengivale. Può essere effettuata con punte che vibrano con frequenze ultrasoniche o con appositi strumenti manuali. L’ablazione del tartaro è una prestazione che deve essere effettuata da una figura abilitata, sia essa il dentista o l’igienista laureato, e la maggior parte delle volte può essere eseguita senza anestesia, comportando al massimo una lieve sensibilità nei settori frontali o nelle zone in cui ci sono delle retrazioni gengivali. Salvo casi particolari l’ablazione del tartaro è una pratica alla quale ci si dovrebbe sottoporre ogni sei mesi.

Levigatura delle radici

In presenza di situazioni igieniche molto compromesse o di una spiccata predisposizione del paziente alla malattia parodontale, gli accumuli di tartaro possono essere situati anche parecchi millimetri al di sotto del margini gengivale. In questo caso, per evitare che tali concrezioni peggiorino un’incipiente retrazione dell’osso che sostiene gli elementi dentali, è indicato eseguire una pulizia sottogengivale delle radici, manovra che si effettua solitamente sotto una leggera anestesia locale con strumenti meccanici ad ultrasuoni dedicati o manualmente con l’ausilio di appositi strumenti. Anche questa manovra, come la detartrasi, deve essere eseguita dal dentista o dall’igienista laureato.

Sigillatura dei solchi

Pratica di prevenzione dentale che si effettua a partire dai 6 anni sui molari e premolari definitivi non appena questi erompono in bocca per ridurre la possibilità di un’insorgenza di carie sulle loro superfici masticanti. La sigillatura dei solchi è una prestazione indolore che si effettua senza anestesia e che consiste nell’apposizione di una resina composita fluida all’interno dei solchi presenti sulle superfici masticanti dei denti, per impedirne la colonizzazione da parte dei batteri cariogeni che spesso determinano la comparsa di carie precoci a rapida evoluzione in questa sede.

Applicazione topica di fluoro

Consiste nell’apposizione di un gel di fluoro caricato in apposite mascherine per pochi minuti sulla superficie dei denti. Si tratta di una prestazione consigliata già a partire dai 4 anni e che modifica a livello chimico la struttura minerale del dente, rendendola più resistente alla demineralizzazione causata dai batteri che generano la carie.

Otturazione in composito

E’ una procedura che consiste nell’asportazione per fresatura di una porzione di dente affetta da carie e nel suo successivo resaturo con resine estetiche che permettano di riabilitare la funzionalità e l’estetica di ogni singolo elemento dentale. In passato il materiale d’elezione per eseguire le otturazioni era l’amalgama d’argento (la cosiddetta “piombatura”), rimpiazzata attualmente in maniera quasi universale dalle resine composite, la cui valenza estetica consente di eseguire otturazioni estetiche anche per il semplice piacere di sostituire le vecchie otturazioni grige.

Intarsio in composito o ceramica

Quando la superficie di dente residua in seguito all’asportazione di una lesione cariosa o di una precedente otturazione è troppo esigua, c’è il rischio che una semplice otturazione possa infiltrarsi a breve termine o che il dente possa fratturarsi per dei limiti tecnici delle resine composite quando vengono utilizzate in maniera diretta per restaurare porzioni eccessive di dente. In questi casi, qualora il dentista non reputi necessario il ricorso ad una corona in ceramica, è indicata l’applicazione di un restauro indiretto preparato al di fuori della bocca dall’odontotecnico a partire da un’impronta eseguita dal dentista. In pratica l’otturazione viene preparata dall’odontotecnico utilizzando resine composite o ceramica a partire da un modello della bocca, il che permette di eseguire un restauro più estetico, preciso e duraturo, in modo che il dentista debba solamente cementarlo in bocca con forze di contrazione inferiori rispetto a quelle tipiche di una otturazione semplice e per questo con una maggiore durata nel tempo del dente e del restauro. L’intarsio che riproduce tutta o la maggior parte della superficie masticante del dente può spesso sostituire una corona in ceramica e rispetto ad essa ha il vantaggio di non avere margini metallici sottogengivali, di conservare una maggior quantità di dente, di permettere un facile reintervento del dentista qualora l’elemento dentale necessitasse di ulteriori cure (devitalizzazioni, recidive cariose, ecc…) e di essere in genere molto più economico di una corona in ceramica.

Faccetta in composito o ceramica

Restauro protesico preparato dall’odontotecnico su impronta effettuata dal dentista atto a rivestire la superficie estetica dei denti anteriori per mascherarne inestetismi cromatici o per modificarne a piacimento la forma ed il colore. Le faccette in ceramica possono essere eseguite sia per fini terapeutici, sia per fini estetici e rappresentano una soluzione più conservativa della classica corona in ceramica per riabilitare la forma ed il colore dei denti anteriori, senza i frequenti inestetismi a breve o a lungo termine delle semplici otturazioni, che spesso nei settori anteriori non riescono a mimetizzarsi in maniera perfetta e che comunque non possono risolvere gli inestetismi cromatici più gravi. In pratica, il dente che deve essere restaurato con una faccetta viene consumato per pochi decimi di millimetro e riabilitato immediatamente con un provvisorio preparato in anticipo dall’odontotecnico e, a distanza di qualche giorno, con un manufatto ad alta valenza estetica che il dentista cementa in bocca con resine estetiche.

Sbiancamento dentale

E’ una procedura che può essere effettuata in studio dal dentista o dall’igienista laureato in un tempo che varia da una a due ore o a casa dal paziente, applicando per qualche ora o di notte un apposito gel all’interno di mascherine preparate dall’odontotecnico su impronta del dentista. Gli agenti sbiancanti permettono di migliorare sensibilmente o risolvere del tutto molte delle discromie che possono affliggere i denti anteriori o possono semplicemente sbiancare ulteriormente a fini estetici una tinta naturale. La scelta di effettuare uno sbiancamento domiciliare o professionale spetta al dentista o all’igienista. Lo sbiancamento dentale è una procedura che può comportare la comparsa di una sensibilità dentale a seconda della predisposizione del soggetto, ma non danneggia lo smalto dei denti come spesso si sente affermare. Gli agenti sbiancanti di nuova generazione, anzi, rilasciano fluoro, contribuendo a rimineralizzare la superficie dei denti. L’elemento dentale subisce comunque un attacco da parte degli agenti ossidanti sbiancanti, per cui, lo sbiancamento dentale non può essere ripetuto a intervalli troppo brevi. Del resto, la durata di uno sbiancamento professionale è all’incirca di un paio di anni, anche se va detto che esistono degli smalti più resistenti all’azione degli agenti sbiancanti e che le abitudini personali (alimentazione, fumo, ecc…) possono rendere più o meno duraturo il risultato del trattamento. Va ancora detto che in presenza di otturazioni o di corone nei settori anteriori lo sbiancamento comporta la necessità di sostituire tali restauri per integrarli nella nuova tinta ottenuta. La presenza di una forte sesibilità dentale, di discromie troppo marcate o di troppi restauri possono quindi rappresentare delle controindicazioni relative all’esecuzione di uno sbiancamento dentale.

Ritrattamento canalare

Si tratta della procedura mirata al rifacimento di una devitalizzazione che per qualche motivo è fallita. Solitamente, il fatto di dover corregere una prestazione preesistente rende i ritrattamenti più complessi, lunghi e costosi delle devitalizzazioni di denti mai trattati in precedenza. L’endodonzia è una delle branche dell’odontoiatria che ha subito maggiore evoluzione negli ultimi anni. Purtroppo le cure canalari eseguite in passato, e quindi senza i mezzi da cui può trarre agevolazione l’odontoiatria moderna, hanno avuto nel tempo un’elevata percentuale di fallimento o sono comunque incongrue perchè otturano solamente uno o due terzi della lunghezza dei canali presenti nelle radici dei denti. Questo può comportare la presenza o l’insorgenza di granulomi all’apice dei denti, vale a dire lesioni asintomatiche che possono evolvere in ascessi o cisti e che, in mancanza di segni clinici, come la comparsa di una fistola drenante pus sulla gengiva nelle immediate vicinanze della lesione o la presenza di dolore alla percussione sul dente interessato, possono essere diagnosticate solamente con l’ausilio di un’indagine radiografica. L’avvento di tecnologie che hanno reso l’endodonzia alla portata di tutti i dentisti e non solo di pochi specialisti hanno reso predicibili anche i ritrattamenti canalari, che possono risolvere situazioni sintomatiche e salvare denti che in passato erano destinati all’estrazione, ma che possono essere affrontati a discrezione del dentista anche in vista di nuove riabilitazioni protesiche su denti già curati in passato, per evitare il più possibile l’insorgenza di problemi al di sotto di queste.