La visita prechirurgica e la preparazione all’intervento
L’inserimento di un impianto dentale non comincia il giorno dell’intervento. La preparazione parte prima, con una visita prechirurgica durante la quale vengono ricontrollate le condizioni del paziente e viene pianificata la procedura.
Uno degli esami utilizzati per programmare l’intervento è la CBCT (Cone Beam Computed Tomography), una radiografia tridimensionale che permette di studiare l’osso nelle tre dimensioni. Le immagini consentono al dentista di valutare l’anatomia della zona in cui dovrà essere inserito l’impianto e i rapporti con strutture anatomiche vicine. La CBCT viene quindi utilizzata per scegliere posizione, inclinazione e dimensioni dell’impianto in funzione dell’anatomia del singolo paziente.
Durante la visita prechirurgica viene anche ricontrollata la storia clinica. Si valutano le malattie presenti, eventuali allergie e i farmaci assunti abitualmente. Vengono poi fornite le indicazioni da seguire prima e dopo la chirurgia e prescritti i farmaci previsti per l’intervento.
La preparazione può cambiare in base alla procedura programmata. Per gli interventi che richiedono sedazione, perché più impegnativi o perché il paziente ha una forte paura del trattamento, possono essere richiesti anche esami del sangue ed elettrocardiogramma (ECG). Questi accertamenti fanno parte della valutazione necessaria a stabilire come gestire la sedazione in sicurezza.
Nella Clinica Salzano-Tirone di Cuneo CBCT, ECG e prelievi possono essere eseguiti direttamente in sede, con la presenza di un’infermiera per i prelievi. Nei Dental Point Salzano-Tirone, invece, quando sono necessari ECG ed esami del sangue il paziente viene indirizzato a strutture esterne per eseguirli.
Anche le terapie che il paziente segue abitualmente vengono considerate prima dell’intervento. I farmaci non vanno sospesi o modificati autonomamente: se è necessario cambiare temporaneamente una terapia, le indicazioni vengono stabilite dai medici in base alla situazione clinica.
Prima del giorno programmato, quindi, il dentista dispone degli esami necessari, ha pianificato la posizione dell’impianto e conosce le condizioni cliniche del paziente. Il paziente, dal canto suo, sa quali farmaci assumere e come prepararsi all’intervento.
Indice dei contenuti:
- Cosa succede il giorno dell’intervento
- Come viene preparata la sede dell’impianto
- Cosa succede dopo che l’impianto è stato inserito
- Cosa succede nelle ore successive all’intervento
- Quanto bisogna aspettare prima di mettere il dente
- Dal periodo di guarigione al dente definitivo
- I tempi della procedura cambiano da paziente a paziente
- Domande frequenti sull’inserimento di un impianto dentale
Cosa succede il giorno dell’intervento
Il giorno dell’intervento si parte da quanto è stato programmato durante la visita prechirurgica. Prima di iniziare vengono ricontrollate le condizioni del paziente, la terapia assunta e la procedura prevista.
Quando è stata programmata una sedazione, questa viene eseguita prima dell’anestesia locale. Nella Clinica di Cuneo, autorizzata allo svolgimento della chirurgia ambulatoriale complessa, la sedazione viene effettuata attraverso la somministrazione di un farmaco per via endovenosa. Durante la procedura il paziente viene monitorato e rimane in uno stato di rilassamento che permette di affrontare l’intervento senza ansia e senza prestare attenzione a quello che avviene durante la chirurgia.
Raggiunto il livello di sedazione previsto, il dentista procede con l’anestesia locale della zona da trattare. Le due procedure hanno funzioni diverse. La sedazione viene utilizzata per gestire ansia e paura e rendere più tollerabile l’esperienza chirurgica; l’anestesia locale serve invece a impedire la percezione del dolore nella zona dell’intervento.
Durante la chirurgia il paziente può percepire pressione, contatto o vibrazioni, ma non deve avvertire dolore nella zona correttamente anestetizzata.
Completata questa preparazione può iniziare la fase chirurgica vera e propria, con la preparazione della sede nell’osso destinata ad accogliere l’impianto.

Come viene preparata la sede dell’impianto
Dopo l’anestesia si passa alla parte chirurgica. Prima di preparare lo spazio per l’impianto, nella maggior parte degli interventi è necessario raggiungere l’osso che si trova sotto la gengiva.
Per farlo il dentista esegue un’incisione della gengiva e solleva delicatamente un lembo, cioè una porzione di tessuto gengivale che viene temporaneamente spostata per rendere visibile e accessibile l’osso. Al termine dell’intervento il lembo viene riposizionato e suturato.
Esistono anche interventi eseguiti con tecnica flapless, nei quali non viene sollevato un lembo. In questi casi non si esegue la normale incisione della gengiva: viene creato solamente il piccolo accesso necessario nel punto in cui dovrà essere inserito l’impianto. La tecnica flapless non è utilizzabile in tutte le situazioni e la possibilità di impiegarla dipende dalle caratteristiche anatomiche e dalla pianificazione del singolo caso.
Una volta raggiunto l’osso, il dentista prepara lo spazio nel quale verrà inserito l’impianto. La preparazione viene eseguita con strumenti dedicati che lavorano l’osso in modo progressivo. Non viene quindi creato subito un alloggiamento delle dimensioni finali: si procede attraverso una sequenza di frese di diametro crescente, rispettando posizione, profondità e inclinazione stabilite durante la pianificazione.
Durante questo passaggio il sito viene irrigato per controllare la temperatura dell’osso. Profondità e diametro della preparazione dipendono dall’impianto scelto e dall’anatomia disponibile in quella specifica zona.
Ottenuto l’alloggiamento previsto, l’impianto viene inserito nell’osso. Si tratta generalmente di una vite in titanio che viene posizionata nella sede appena preparata e che, una volta completato il processo di osteointegrazione, potrà sostenere la successiva riabilitazione protesica.
Durante l’inserimento il dentista valuta anche la stabilità primaria, cioè la stabilità dell’impianto nell’osso nel momento in cui viene posizionato. Questo dato, insieme alle caratteristiche dell’osso e al tipo di riabilitazione programmata, viene considerato per stabilire come gestire le fasi successive.
Cosa succede dopo che l’impianto è stato inserito
Una volta posizionato l’impianto, il dentista deve decidere come gestirlo durante la fase di guarigione. Non esiste una procedura identica per tutti: la scelta dipende dalla stabilità ottenuta, dalle caratteristiche dell’osso e dal tipo di riabilitazione programmata.
In alcuni casi sull’impianto viene applicata una vite di guarigione, un piccolo componente che emerge dalla gengiva e permette ai tessuti di guarire intorno alla futura zona di passaggio della protesi.
In altre situazioni l’impianto viene lasciato completamente sotto la gengiva. Il lembo viene riposizionato sopra di esso e suturato. Terminato il periodo di guarigione sarà necessario un piccolo secondo intervento per raggiungere nuovamente l’impianto e collegare la componente che emerge dalla gengiva.
Esiste poi la possibilità del carico immediato. Quando le condizioni cliniche lo consentono, gli impianti appena inseriti possono essere utilizzati per sostenere una protesi fissa senza attendere la completa osteointegrazione prima di applicare i denti. Questo non significa che l’osso abbia già terminato la guarigione: l’osteointegrazione continuerà nelle settimane e nei mesi successivi.
Se è stato sollevato un lembo, al termine della chirurgia la gengiva viene riportata nella sua posizione e chiusa con i punti di sutura. Da quel momento comincia la fase postoperatoria.
Cosa succede nelle ore successive all’intervento
Terminato l’intervento, l’effetto dell’anestesia locale continua ancora per un certo periodo. Nelle prime ore è quindi normale avere una sensibilità ridotta nella zona trattata. Finché l’anestesia non è passata, bisogna fare attenzione a non mordere accidentalmente labbra, guance o lingua.
Nei giorni successivi possono comparire gonfiore e fastidio nella zona operata. La loro intensità non è uguale per tutti e dipende anche dall’estensione della chirurgia: inserire un singolo impianto attraverso un accesso limitato non comporta lo stesso decorso di un intervento che interessa più impianti o richiede procedure chirurgiche aggiuntive.
Può comparire anche un livido, o ematoma, dovuto al piccolo sanguinamento nei tessuti provocato dalla chirurgia. La colorazione può interessare la guancia e, in alcuni interventi, estendersi alle zone vicine. Nei giorni successivi il colore può cambiare gradualmente mentre l’ematoma viene riassorbito.
A casa si segue la terapia farmacologica prescritta prima dell’intervento, rispettando dosi e orari indicati. Non è opportuno aggiungere, sospendere o sostituire autonomamente i farmaci sulla base del dolore o del gonfiore percepito.
Anche l’alimentazione viene adattata nei primi giorni. È preferibile evitare di traumatizzare la zona operata durante la masticazione e seguire le indicazioni ricevute per la pulizia della bocca. La presenza dei punti non significa che la zona debba essere trascurata, ma l’igiene deve essere eseguita secondo le modalità indicate dal dentista per non interferire con la guarigione dei tessuti.
Il controllo postoperatorio a una o due settimane permette poi di verificare come stanno guarendo gengiva e sito chirurgico e, quando sono stati utilizzati punti non riassorbibili, di programmare la loro rimozione.
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Quanto bisogna aspettare prima di mettere il dente
Dopo l’inserimento dell’impianto inizia l’osteointegrazione, cioè il processo attraverso il quale l’osso guarisce a contatto con la superficie dell’impianto. Non bisogna immaginare l’impianto come una vite che, una volta inserita, sia già biologicamente integrata nell’osso: nelle settimane successive avvengono i processi di guarigione che permettono di ottenere questa integrazione.
I tempi non sono identici per ogni paziente. Dipendono dalla zona trattata, dalle caratteristiche dell’osso, dalla stabilità ottenuta al momento dell’inserimento e dall’eventuale presenza di procedure associate, come una rigenerazione ossea.
Durante questo periodo l’impianto può rimanere sotto la gengiva, può essere collegato a una vite di guarigione oppure, quando sono presenti le condizioni necessarie, può sostenere una protesi provvisoria con un protocollo di carico immediato.
Carico immediato e osteointegrazione non sono la stessa cosa. Nel primo caso una protesi viene collegata agli impianti poco dopo il loro inserimento, ma l’osso deve comunque completare il proprio processo di guarigione. Per questo la possibilità di mettere subito dei denti fissi viene valutata caso per caso e non dipende soltanto dal desiderio di ridurre i tempi.
Terminato il periodo previsto, il dentista controlla la stabilità dell’impianto e la guarigione dei tessuti. Se le condizioni sono quelle attese, si può passare alla fase necessaria per realizzare il dente definitivo.
Dal periodo di guarigione al dente definitivo
Quando l’osteointegrazione è completata e l’impianto presenta le condizioni necessarie per essere utilizzato, comincia la fase protesica, cioè il percorso che porta alla realizzazione del dente che verrà collegato all’impianto.
Se durante la chirurgia l’impianto era stato lasciato completamente sotto la gengiva, prima della fase protesica è necessario scoprirlo con un piccolo intervento che prende il nome di secondo tempo chirurgico. Con una piccola incisione si raggiunge la parte superiore dell’impianto e si applica una vite di guarigione, che permette alla gengiva di adattarsi alla zona dalla quale emergerà la futura protesi. Se la vite di guarigione era già stata posizionata durante il primo intervento, questo passaggio non è necessario.
In certi casi, se la posizione della vite è ben identificabile, il piccolo accesso viene creato esattamente in corrispondenza della testa dell’impianto. In questo caso può non essere necessario applicare punti di sutura.
Una volta guariti i tessuti, viene rilevata la posizione dell’impianto per progettare la protesi. Questa fase può essere eseguita attraverso un’impronta tradizionale oppure una scansione digitale, in base al caso e alla procedura utilizzata.
Il laboratorio odontotecnico può quindi realizzare il dente che verrà collegato all’impianto. Nella soluzione che alla Clinica Salzano-Tirone preferiamo, il dente viene direttamente avvitato sull’impianto. In certi casi, però, tra l’impianto e la corona può essere presente un componente chiamato abutment, un piccolo cilindro o tronco di cono in titanio o zirconio sul quale viene poi cementato il dente.
Prima di terminare il trattamento vengono controllati i punti di contatto con i denti vicini, la forma della protesi e soprattutto il modo in cui i denti entrano in contatto durante la masticazione.
Da questo momento l’impianto entra nella fase di mantenimento. I controlli periodici e l’igiene permettono di verificare nel tempo la salute della gengiva e dell’osso che circondano l’impianto, oltre alle condizioni della protesi.
I tempi della procedura cambiano da paziente a paziente
Non tutti gli impianti dentali seguono esattamente lo stesso percorso. Un impianto singolo inserito in una zona con una quantità di osso adeguata è diverso da una riabilitazione che coinvolge più denti o da un caso nel quale l’osso disponibile non è sufficiente per procedere direttamente con l’inserimento dell’impianto.
Anche il momento in cui viene inserito l’impianto può cambiare. In alcuni casi può essere posizionato nella stessa seduta in cui viene estratto un dente; in altri è preferibile attendere la guarigione del sito prima di procedere con l’implantologia.
Quando la quantità o la conformazione dell’osso non permettono di posizionare l’impianto nelle condizioni previste, può essere necessaria una procedura di rigenerazione ossea. Esistono tecniche diverse, scelte in funzione del difetto presente, e approfondirle richiederebbe una trattazione specifica. Ai fini della procedura implantare, ciò che cambia è che la rigenerazione può essere eseguita prima dell’inserimento dell’impianto oppure, in casi selezionati, nello stesso intervento, modificando quindi numero di sedute e tempi di guarigione.
Un’altra differenza riguarda il momento in cui viene applicata la protesi. Come abbiamo visto, alcuni impianti vengono lasciati guarire senza essere caricati, mentre in casi selezionati è possibile utilizzare il carico immediato. La decisione viene presa sulla base delle condizioni cliniche e della stabilità ottenuta dagli impianti al momento della chirurgia.
Per questo non esiste un numero di giorni o di mesi valido per tutti. La sequenza generale dell’intervento rimane simile, ma tempi e passaggi vengono stabiliti sul singolo caso dopo gli esami e la pianificazione prechirurgica.
Leggi anche: impianti dentali con poco osso.
Domande frequenti sull’inserimento di un impianto dentale
Fa male mettere un impianto dentale?
Durante l’intervento viene eseguita l’anestesia locale, quindi la zona interessata non deve essere dolorante mentre il dentista lavora. Il paziente può comunque percepire pressione, contatto o vibrazioni. Nei giorni successivi possono comparire dolore o fastidio, gonfiore e, in alcuni casi, un livido. Approfondisci leggendo: È doloroso mettere un impianto dentale?
Quanto dura l’intervento per mettere un impianto?
Non esiste una durata uguale per tutti. Dipende dal numero di impianti, dalla zona da trattare, dal tipo di accesso chirurgico e dall’eventuale necessità di procedure aggiuntive. Un singolo impianto e una riabilitazione con più impianti sono interventi molto diversi. Approfondisci leggendo: durata inserimento impianto dentale
Si può mettere un impianto subito dopo aver tolto un dente?
In alcuni casi sì. L’impianto può essere inserito nella stessa seduta dell’estrazione, mentre in altre situazioni è preferibile lasciare guarire la zona e intervenire successivamente. La scelta viene fatta dopo aver valutato le condizioni del sito e la possibilità di posizionare correttamente l’impianto.
Si può avere subito un dente sull’impianto?
In casi selezionati è possibile ricorrere al carico immediato, collegando una protesi agli impianti poco dopo il loro inserimento. Non significa però che l’osteointegrazione sia già terminata. L’osso continuerà a guarire intorno agli impianti e la possibilità di utilizzare questa procedura deve essere valutata sul singolo caso.
Cosa succede se non c’è abbastanza osso?
Se l’osso disponibile non permette di inserire l’impianto nelle condizioni programmate, può essere necessaria una rigenerazione ossea. A seconda del caso può essere eseguita prima dell’inserimento dell’impianto oppure, quando possibile, nello stesso intervento. Approfondisci leggendo: impianti dentali senza osso
Dopo quanto tempo vengono tolti i punti?
Il controllo postoperatorio viene generalmente programmato a una o due settimane dall’intervento. In questa occasione viene controllata la guarigione della zona e, quando sono stati utilizzati punti non riassorbibili, si valuta la loro rimozione.
Quanto tempo passa tra l’impianto e il dente definitivo?
Il tempo varia in base alle caratteristiche dell’osso, alla stabilità dell’impianto, alla zona trattata e alle eventuali procedure associate. Prima di realizzare il dente definitivo bisogna verificare che l’impianto e i tessuti abbiano raggiunto le condizioni previste per iniziare la fase protesica.
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