Perché un dente devitalizzato può rompersi?
Un dente devitalizzato non è più come prima, anche se a occhio nudo può sembrarti integro. Il problema sta in quello che succede “dietro le quinte”: quando viene tolto il nervo, il dente perde la sua “vitalità” e, con essa, anche una parte della sua elasticità naturale. Non è più nutrito, e col tempo diventa più secco, fragile e rigido. Un po’ come il legno lasciato al sole: da forte e flessibile diventa friabile.
La devitalizzazione, poi, non arriva mai per caso. Di solito il dente è già stato aggredito da una carie profonda, quindi la parte sana è già ridotta all’osso. E per accedere al nervo, il dentista deve fare un’apertura nel dente che separa le due “metà” del dente stesso. Questo indebolisce ulteriormente la struttura.
Il guaio è che per anni, una volta tolto il nervo, si usavano ricostruzioni molto invasive, spesso in amalgama grigia (quel materiale grigio-argento che si vede ancora in bocca a tante persone), fissate con perni inseriti direttamente dentro le radici. E qui succedeva il peggio: il perno faceva da leva, e quando il paziente masticava, le forze non venivano distribuite in modo equilibrato. Risultato? Con il tempo il dente si apriva in due come una noce.
In più, se il dente devitalizzato tocca il suo corrispondente dell’arcata opposta durante la masticazione, il rischio aumenta ancora. Un dente devitalizzato lasciato così è una bomba a orologeria. E purtroppo, a quel punto, si rischia di doverlo estrarre.


I segnali che il dente è a rischio frattura
Un dente devitalizzato non manda segnali forti come il mal di denti classico, ma qualche indizio lo lascia sempre. E saperlo cogliere può fare la differenza tra salvare il dente o doverlo togliere.
Il primo segnale a cui fare attenzione è una sensazione strana quando mastichi, come se il dente non fosse più solido come prima. Magari senti una leggera pressione diversa, o il dente ti “risponde” con un colpetto se mangi qualcosa di più duro. In alcuni casi il paziente racconta di sentire una sorta di “scricchiolio” o di avere la percezione che il dente si muova un po’. Questo è un campanello d’allarme da non ignorare.
A volte, purtroppo, non c’è alcun sintomo evidente. Il dente può sembrare stabile finché non si rompe di colpo, magari masticando una nocciolina o mordendo una crosta di pane. E lì il gioco è fatto. Per questo è fondamentale intervenire prima che si verifichi il danno, con una ricostruzione protettiva su misura.
Quando il danno è fatto: che fare se si rompe
Se sei arrivato al punto in cui il dente devitalizzato si è spezzato, la prima cosa da sapere è che non sempre lo si può salvare. Dipende da come e dove si è fratturato.
In alcuni casi la rottura riguarda solo una parte della corona del dente, cioè la porzione visibile sopra la gengiva. Se la frattura non arriva sotto il livello dell’osso e la radice è ancora in buone condizioni, si può tentare un recupero. Ma serve un intervento mirato, con materiali adatti e una tecnica precisa. In altri casi, purtroppo, la linea di frattura arriva in profondità, magari lungo la radice: in quel caso il dente è da estrarre. Non c’è alternativa.
Il problema è che molte fratture non si vedono a occhio nudo. Possono iniziare con una crepa interna, difficile da individuare senza una radiografia o senza un esame accurato. Ed è per questo che la visita di controllo è fondamentale. Anche perché, quando un dente devitalizzato si rompe, spesso non fa nemmeno male all’inizio. Ma poi può infiammarsi, infettarsi e creare dolore acuto nel giro di poche ore.
Se vuoi capire meglio come funziona la devitalizzazione e cosa succede dentro un dente trattato, puoi leggere questo approfondimento completo: Devitalizzazione del dente.





Come si previene una frattura del dente devitalizzato
Qui arriva il punto più importante: la prevenzione. Perché il dente devitalizzato non si rompe per sfortuna o per caso. Si rompe se non viene protetto nel modo giusto. E purtroppo tanti pazienti si ritrovano con denti spezzati proprio perché, dopo la devitalizzazione, si è pensato solo a chiudere il buco, magari con un’otturazione troppo grande e inadeguata.
Quello che serve davvero è una ricostruzione che protegga il dente dalla masticazione, dalle forze che ogni giorno lo mettono alla prova. E oggi le due soluzioni più efficaci sono la corona o l’intarsio.
La corona è una sorta di “guscio” che copre tutto il dente, lo fascia e ne impedisce la rottura. È una tecnica efficace, ma richiede di limare a 360 gradi il dente fino alla gengiva. quando il dente è troppo compromesso e ha cambiato colore la corona è sicuramente la soluzione migliore per ricostruire un dente devitalizzato.
L’intarsio invece è una soluzione più moderna e conservativa: si limita a ricostruire solo la parte masticante del dente, lasciando intatta una abbondante parte sana del dente. Il risultato è resistente, preciso e molto meno invasivo della corona, ma non indicato quando il dente è molto compromesso o ha cambiato colore e siamo in zona estetica.
Con le tecniche adesive di oggi, un intarsio è in grado di proteggere il dente come una corona, ma con un costo più contenuto e senza bisogno di inserire perni o materiali sotto gengiva.
Se vuoi vedere con i tuoi occhi come funziona un intarsio e quando conviene sceglierlo, ti consiglio di leggere questa guida completa: Intarsio dentale a Cuneo.
Intarsio, corona o ricostruzione a mano libera? Pro e contro
Una volta capito che un dente devitalizzato va protetto in modo serio, resta da decidere come. E qui molti pazienti si trovano davanti a un bivio: intarsio, corona o ricostruzione diretta?
L’intarsio e la corona, come abbiamo visto, vengono realizzati in laboratorio da un odontotecnico, sulla base dell’impronta della tua bocca. Vengono poi incollati con precisione millimetrica, assicurando un risultato perfetto per forma, funzione e durata.
La ricostruzione a mano libera, invece, viene fatta direttamente dal dentista, durante l’appuntamento.
A prima vista la seconda opzione può sembrare più comoda e anche più economica. Ma attenzione: non è sempre la scelta migliore.
Per fare un buon lavoro a mano libera servono dei parametri tecnici di spessore adeguato delle pareti residue del dente e abilità da vero artista, perché il dente va scolpito sul momento, spesso con la bocca aperta e con poco spazio di manovra. Se chi esegue il lavoro non è esperto, può capitare che il dente ricostruito non chiuda bene, sia troppo alto o abbia dei contatti sbagliati con i denti vicini. E questo, nel tempo, porta a problemi seri.
In più, i materiali usati per le otturazioni dirette si contraggono durante la fase di indurimento. Questo può creare micro-fessure invisibili, che col tempo favoriscono infiltrazioni o crepe nelle pareti residue del dente.
Con l’intarsio o la corona, invece, queste problematiche vengono eliminate quasi del tutto: si lavora con calma, fuori dalla bocca, e si ottiene una ricostruzione più solida e più duratura.
È vero, gli intarsi e le corone possono avere un costo superiore all’inizio, ma ti evitano spese molto più grosse in futuro. E soprattutto ti salvano il dente, che è quello che conta davvero.
Quando è troppo tardi: l’unica soluzione resta l’impianto
C’è un punto in cui non si può più tornare indietro. Se il dente devitalizzato si è rotto in profondità, fino alla radice, o se ormai è compromesso da anni di ricostruzioni sbagliate, la sola strada rimasta è l’estrazione. E questo, lo sai bene, vuol dire perdere il dente per sempre.
In questi casi, per ripristinare funzione ed estetica, si valuta l’inserimento di un impianto dentale. Un piccolo perno in titanio che sostituisce la radice del dente e su cui viene avvitata una corona in zirconio. Si tratta di una soluzione affidabile e oggi molto diffusa, ma non è mai la prima scelta. Perché, come dico spesso ai miei pazienti, un dente naturale — se recuperabile — è sempre meglio di qualunque impianto.
Ecco perché è fondamentale non aspettare che il dente si spacchi, ma agire prima. Basta una visita, una radiografia e una valutazione attenta per capire se e come intervenire in tempo. A volte bastano piccoli accorgimenti per salvare il dente e risparmiarti spese e disagi maggiori. Insomma, come dicevamo all’inizio: il dente devitalizzato va protetto, punto. Non è un superdente immune da tutto. E se ti hanno detto il contrario, è il momento di cambiare idea — e magari anche studio.
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