Sempre più pazienti arrivano da noi dopo aver ricevuto la stessa proposta
“Dobbiamo togliere i denti, aspettare qualche mese e poi forse potremo mettere gli impianti.”
È una frase che compare spesso nei racconti dei pazienti che oggi si rivolgono alla Clinica Salzano e Tirone di Cuneo. Basta leggere alcune recensioni o ascoltare certe videorecensioni per trovare storie molto simili tra loro: persone a cui era stato proposto di togliere i denti in più sedute, aspettare mesi prima degli impianti e passare tutto quel periodo con una protesi mobile.
Per molti pazienti il problema non è soltanto clinico. È soprattutto psicologico e sociale.
L’idea di rimanere mesi senza denti fissi crea ansia. C’è chi ha paura di non riuscire più a mangiare bene. Chi teme di parlare con disagio. Chi non vuole vivere per mesi con una dentiera instabile che si muove mentre mangia o parla.
Ed è qui che nasce una domanda molto importante:
oggi ha davvero ancora senso aspettare mesi dopo le estrazioni prima di mettere gli impianti dentali?
La risposta corretta non può essere ideologica. Deve essere scientifica.
Per anni il carico differito, cioè l’attesa di alcuni mesi prima di applicare i denti fissi sugli impianti, è stato considerato il protocollo più prudente. Oggi però l’implantologia è cambiata profondamente.
Le superfici implantari moderne, le tecniche chirurgiche evolute e la possibilità di ottenere una stabilità primaria molto elevata hanno completamente modificato lo scenario clinico.
Tanto che le più importanti revisioni sistematiche internazionali dimostrano una cosa molto chiara: nelle riabilitazioni complete, il carico immediato ha tassi di sopravvivenza implantare sovrapponibili al carico differito anche a 5 e 10 anni.
Tradotto in modo semplice?
Se il caso è gestito correttamente e gli impianti sono stabili, mettere i denti fissi subito non significa “prendere una scorciatoia”. Significa utilizzare un protocollo moderno, validato scientificamente e progettato per ridurre enormemente il disagio del paziente.
Naturalmente questo non vuol dire che il carico immediato si possa fare sempre e comunque.
Servono esperienza chirurgica, progettazione precisa e condizioni biologiche favorevoli. Ma il punto centrale è un altro:
oggi il tempo di attesa non è più il vero fattore che determina il successo degli impianti.
La vera differenza la fanno:
- la stabilità degli impianti
- la qualità della chirurgia
- la progettazione della protesi
- la corretta selezione del paziente
Ed è proprio da qui che bisogna partire per capire se abbia davvero senso aspettare mesi prima di tornare ad avere denti fissi.
Da dove nasce l’idea di aspettare mesi prima degli impianti
Per capire perché ancora oggi molti pazienti si sentano dire che bisogna aspettare mesi prima di mettere gli impianti, bisogna fare un piccolo passo indietro.
Per tanti anni il protocollo tradizionale dell’implantologia prevedeva una fase molto precisa:
- estrazione dei denti
- guarigione dell’osso
- inserimento degli impianti
- ulteriore attesa per l’osteointegrazione
- solo alla fine applicazione dei denti fissi
Era la cosiddetta guarigione sommersa.
In pratica gli impianti venivano inseriti e lasciati “nascosti” sotto la gengiva per alcuni mesi, evitando di sottoporli subito alle forze della masticazione.
Ed è importante dirlo chiaramente: all’epoca questa scelta aveva assolutamente senso.
Le superfici implantari erano molto meno evolute rispetto a quelle moderne. Le tecniche chirurgiche erano differenti. Anche la progettazione protesica aveva limiti importanti rispetto ad oggi.
Il grande timore era quello dei micromovimenti durante la guarigione.
Se un impianto appena inserito si muove troppo nelle prime settimane, l’osso può non integrarsi correttamente attorno alla superficie implantare. Per questo motivo si preferiva attendere mesi prima di “caricare” gli impianti con i denti fissi.
Per molti anni questo approccio è stato considerato il gold standard dell’implantologia moderna. E ancora oggi, in alcune situazioni cliniche particolarmente difficili, il carico differito continua ad avere indicazioni corrette e scientificamente valide.
Il problema nasce quando si continua ad applicare automaticamente un protocollo vecchio anche in casi in cui oggi la scienza permette alternative molto più rapide e confortevoli per il paziente.
Negli ultimi vent’anni l’implantologia ha infatti avuto un’evoluzione enorme.
Sono cambiate:
- le superfici implantari
- il design degli impianti
- la precisione diagnostica
- la chirurgia guidata
- la progettazione protesica
- la capacità di ottenere stabilità primaria elevata anche in situazioni complesse
Ed è proprio la stabilità primaria il concetto chiave di tutto il discorso.
Quando un impianto viene inserito nell’osso deve essere estremamente stabile fin dal primo momento.
Le linee guida internazionali e le Consensus Conference ITI indicano infatti che, per poter applicare un carico immediato prevedibile, serve generalmente una stabilità implantare elevata, spesso identificata con torque di inserimento superiori ai 35 Ncm.
Detto in modo semplice?
L’impianto deve essere così stabile da poter sostenere immediatamente una protesi provvisoria fissa senza subire micromovimenti dannosi durante la guarigione.
Quando questa stabilità viene raggiunta, la letteratura scientifica moderna mostra risultati molto diversi rispetto al passato.
Le revisioni sistematiche più autorevoli dimostrano infatti che, nelle riabilitazioni complete, il carico immediato presenta tassi di sopravvivenza implantare sovrapponibili al carico differito anche nel lungo periodo.
Ed è qui che cambia completamente il ragionamento clinico.
Perché se gli impianti hanno la stessa predicibilità biologica, allora la domanda non è più:
“Quanto bisogna aspettare?”
La vera domanda oggi è:
“Ci sono le condizioni per poter dare denti fissi subito in sicurezza?”
Cosa dice oggi la letteratura scientifica internazionale
Quando si parla di impianti dentali, il rischio è sempre quello di trasformare tutto in una guerra di opinioni.
C’è chi dice che bisogna aspettare mesi.
C’è chi sostiene che i denti fissi immediati siano troppo rischiosi.
C’è chi pensa che il carico immediato sia soltanto una strategia “commerciale”.
Ma in medicina le opinioni contano poco.
Quello che conta davvero sono gli studi scientifici di alto livello.
Ed è proprio qui che la situazione diventa molto interessante.
Le più importanti revisioni sistematiche internazionali, comprese quelle pubblicate dalla Cochrane Collaboration e dalle principali società scientifiche implantologiche, mostrano dati molto chiari:
nelle riabilitazioni complete, il carico immediato e il carico differito hanno percentuali di sopravvivenza implantare praticamente sovrapponibili.
Parliamo di numeri molto elevati.
Le meta-analisi più autorevoli riportano tassi di sopravvivenza implantare tra il 96,5% e il 98,8% per il carico immediato e tra il 97,2% e il 99,1% per il carico differito. Differenze che, nei pazienti correttamente selezionati, non risultano statisticamente significative.
Questo significa che, nel lungo periodo, gli impianti caricati subito possono funzionare tanto bene quanto quelli lasciati guarire per mesi prima di applicare i denti fissi.
E non parliamo soltanto di sopravvivenza implantare.
Anche il comportamento biologico dell’osso attorno agli impianti risulta molto simile.
Le analisi sul riassorbimento osseo marginale mostrano infatti differenze minime tra i due protocolli dopo alcuni anni di funzione.
Detto in modo semplice:
una volta superata la fase iniziale di guarigione, gli impianti si comportano in maniera molto simile indipendentemente dal fatto che siano stati caricati subito o dopo mesi.
Ma allora perché esistono ancora così tante differenze di approccio?
Perché il carico immediato non è semplicemente “mettere i denti subito”.
È un protocollo molto più tecnico e molto più esigente dal punto di vista chirurgico e protesico.
La letteratura scientifica è chiarissima anche su questo punto.
Il successo del carico immediato dipende soprattutto da:
- stabilità primaria elevata
- corretta distribuzione degli impianti
- progettazione protesica rigida
- controllo dei micromovimenti
- selezione accurata del paziente
Quando questi fattori non sono rispettati, il rischio di complicanze aumenta.
Ed è qui che nasce una distinzione fondamentale che spesso viene spiegata poco ai pazienti.
La vera differenza tra carico immediato e differito non riguarda tanto il successo biologico finale degli impianti.
Riguarda soprattutto la competenza del dentista. Un dentista esperto lo può applicare con eccellenti risultati, uno inesperto rischia di aumentare le probabilità di fallimento.
Se gli impianti hanno la stessa durata, allora perché aspettare?
Ed è qui che il discorso cambia completamente prospettiva.
Perché se la letteratura scientifica ci dice che, nel lungo periodo, il carico immediato e quello differito hanno risultati sovrapponibili, allora bisogna iniziare a guardare anche un altro aspetto.
Come vive il paziente quei mesi di attesa?
Per anni l’implantologia ha ragionato quasi esclusivamente in termini biologici:
- l’impianto è integrato oppure no
- l’osso si è mantenuto oppure no
- la radiografia è perfetta oppure no
Tutto corretto.
Ma oggi la medicina moderna valuta anche la qualità della vita del paziente durante il percorso terapeutico.
Ed è proprio qui che il carico immediato cambia radicalmente l’esperienza di cura.
Perché tra avere denti fissi il giorno stesso dell’intervento e passare mesi con una protesi mobile c’è una differenza enorme nella vita quotidiana di una persona.
Chi ha portato una dentiera mobile sa benissimo di cosa stiamo parlando.
Parliamo di:
- difficoltà a mangiare certi cibi
- instabilità mentre si parla
- paura che la protesi si muova
- disagio sociale
- imbarazzo nel sorridere
- sensazione continua di “corpo estraneo”
E in alcuni casi il disagio è ancora maggiore.
Ci sono pazienti che arrivano da noi dopo essersi sentiti proporre estrazioni eseguite in più sedute, con mesi di attesa tra una fase e l’altra e periodi trascorsi addirittura senza denti fissi.
Per molte persone il vero problema non è l’intervento chirurgico.
È l’idea di perdere per mesi la propria normalità.
Mangiare fuori.
Parlare serenamente.
Sorridere senza pensarci.
Andare al lavoro senza la paura che la protesi si muova.
Ed è proprio questo il motivo per cui il carico immediato ha avuto una diffusione enorme negli ultimi anni.
Perché non cambia soltanto il timing chirurgico.
Cambia completamente il vissuto del paziente.
Le stesse linee guida internazionali sottolineano infatti che il carico immediato porta livelli di soddisfazione estremamente elevati proprio grazie alla riduzione del disagio psicologico e funzionale legato all’edentulia.
Detto in modo semplice:
la scienza moderna non valuta più soltanto se un impianto “resta in bocca”.
Valuta anche:
- come mangia il paziente
- come parla
- come vive socialmente
- quanto disagio affronta durante il percorso
- quanto rapidamente torna a una vita normale
Ed è qui che, quando le condizioni cliniche lo permettono, il carico immediato mostra il suo vantaggio più grande.
Perché il paziente entra in Clinica con denti compromessi o con una situazione ormai ingestibile… e torna a casa la sera stessa con denti fissi provvisori.
Non definitivi, ovviamente.
Ma già stabili, estetici e funzionali.
Alla Clinica Salzano e Tirone di Cuneo questo approccio viene utilizzato quotidianamente proprio perché oggi esistono protocolli scientificamente validati che permettono, in molti casi, di evitare lunghi mesi con protesi mobili o situazioni temporanee molto difficili da vivere.
Naturalmente non significa che “si possa fare sempre”.
La medicina seria non funziona con slogan validi per tutti.
Esistono casi in cui aspettare resta la scelta più corretta. Ma il punto fondamentale è che oggi l’attesa non rappresenta più automaticamente la soluzione migliore solo perché “si è sempre fatto così”.
Quando il carico immediato funziona davvero bene
A questo punto bisogna chiarire una cosa molto importante.
Leggere che il carico immediato ha risultati sovrapponibili al carico differito non significa che basti “avvitare degli impianti” e mettere subito i denti fissi a chiunque.
L’implantologia moderna non funziona così.
Il carico immediato è un protocollo estremamente efficace, ma richiede condizioni molto precise.
La prima, e più importante, è la cosiddetta stabilità primaria.
Quando l’impianto viene inserito nell’osso deve essere immediatamente molto stabile dal punto di vista meccanico.
Non basta che “stia dentro”.
Deve avere una rigidità sufficiente per sopportare il carico del provvisorio senza subire micromovimenti durante le prime settimane di guarigione.
È proprio questo il punto che cambia tutto.
Se l’impianto è stabile, la letteratura scientifica moderna mostra risultati eccellenti anche col carico immediato. Se invece la stabilità primaria non è adeguata, il rischio di fallimento aumenta.
Ecco perché oggi il vero discrimine non è “aspettare oppure no”.
La vera domanda è:
si riesce a ottenere una stabilità implantare sufficientemente elevata per caricare subito gli impianti in sicurezza?
Per ottenere questo risultato entrano in gioco molti fattori:
- qualità dell’osso
- anatomia del paziente
- esperienza del chirurgo
- design implantare
- distribuzione geometrica degli impianti
- progettazione del provvisorio
Ed è qui che si vede davvero la differenza tra un protocollo improvvisato e una riabilitazione progettata seriamente.
Per esempio, nelle riabilitazioni complete gli impianti non vengono posizionati “a caso”.
Devono creare una distribuzione biomeccanica stabile, capace di ridurre i bracci di leva e distribuire correttamente le forze masticatorie.
Anche la protesi provvisoria ha un ruolo fondamentale.
Le linee guida internazionali sottolineano infatti l’importanza dello splintaggio rigido, cioè di una struttura protesica sufficientemente robusta da limitare i micromovimenti sugli impianti appena inseriti.
Detto in modo semplice?
Nel carico immediato non conta soltanto mettere bene gli impianti. Conta far lavorare tutto il sistema in modo stabile fin dal primo giorno.
Esiste poi una differenza importante tra mandibola e mascella superiore.
La mandibola generalmente presenta un osso più denso e compatto. Per questo motivo il carico immediato mandibolare, soprattutto nelle riabilitazioni complete, mostra percentuali di successo estremamente elevate e molto prevedibili.
Nel mascellare superiore, invece, l’osso è spesso più morbido e meno denso.
Per anni proprio questa zona è stata considerata più critica per il carico immediato. Oggi però le revisioni sistematiche dimostrano che anche nel mascellare superiore si possono ottenere risultati molto prevedibili, a patto di utilizzare protocolli adeguati e una corretta distribuzione implantare.
Anche il numero di impianti e il loro design diventano fondamentali.
In molti casi vengono utilizzati impianti conici e a spire profonde proprio per aumentare la stabilità primaria e migliorare il grip meccanico nell’osso.
Tutto questo spiega una cosa molto importante.
Il carico immediato non è una “versione veloce” dell’implantologia tradizionale.
Al contrario.
È spesso una chirurgia ancora più tecnica, più pianificata e più esigente.
Ed è proprio per questo che, quando eseguito correttamente, permette oggi a moltissimi pazienti di evitare lunghi mesi con protesi mobili senza rinunciare alla sicurezza biologica del trattamento.
Ci sono casi in cui è meglio aspettare?
Sì, esistono ancora situazioni in cui il carico differito può avere perfettamente senso.
Ma attenzione: oggi il motivo principale non è più l’idea generica che “aspettare sia più sicuro”.
Il vero discrimine è quasi sempre uno solo:
si riesce oppure no a ottenere una stabilità primaria sufficientemente elevata?
Perché se un impianto non è abbastanza stabile al momento dell’inserimento, caricarlo immediatamente può aumentare il rischio di micromovimenti durante la guarigione e compromettere l’osteointegrazione.
In questi casi aspettare resta assolutamente corretto.
Esistono poi situazioni in cui il carico immediato semplicemente non porta un reale vantaggio pratico al paziente.
Pensiamo per esempio a un singolo dente posteriore, come un sesto inferiore o superiore.
Sono denti poco visibili dal punto di vista estetico e spesso il paziente riesce comunque a gestire bene la funzione durante la guarigione.
In casi del genere può non esserci alcun motivo concreto per applicare immediatamente un provvisorio fisso sugli impianti.
Anzi, molto spesso si preferisce evitare un carico immediato inutile anche per ridurre costi e complessità del trattamento.
Diverso invece il discorso delle riabilitazioni complete o delle zone estetiche anteriori, dove restare senza denti fissi ha un impatto psicologico, sociale e funzionale completamente differente.
Ci sono poi i siti ricostruiti o rigenerati.
Quando si eseguono interventi di rigenerazione ossea o ricostruzioni anatomiche più complesse, il chirurgo esperto può decidere che sia biologicamente più vantaggioso attendere la guarigione e l’integrazione completa degli impianti prima di procedere con il carico.
E spesso il motivo non riguarda soltanto l’osso.
In questi casi diventa fondamentale anche la gestione dei tessuti molli:
- gengiva
- spessori mucosi
- profili di emergenza
- qualità estetica finale del risultato
Molte volte la fase di modellazione e gestione dei tessuti molli viene infatti eseguita proprio nel momento in cui gli impianti vengono scoperti dopo l’osteointegrazione.
Perché sempre più pazienti scelgono il carico immediato
Al di là degli studi scientifici, delle percentuali di successo e dei protocolli chirurgici, c’è una realtà molto semplice che spiega perché il carico immediato abbia cambiato così tanto l’implantologia moderna: le persone non vogliono più passare mesi senza denti fissi.
E non si tratta soltanto di estetica.
Mangiare con tranquillità, parlare senza paura, sorridere serenamente e continuare a vivere normalmente la propria quotidianità sono aspetti che incidono enormemente sulla qualità della vita di una persona.
Chi ha portato una dentiera mobile o ha vissuto per anni con denti molto compromessi sa perfettamente quanto queste situazioni possano diventare pesanti col tempo.
Ed è proprio questo che emerge spesso anche nelle recensioni e nelle videorecensioni dei pazienti della Clinica Salzano e Tirone di Cuneo. Molti raccontano di essere arrivati convinti di dover affrontare mesi con protesi mobili, tempi lunghissimi e interventi suddivisi in più fasi, per poi scoprire che, in molti casi, oggi è possibile uscire dalla Clinica già con denti fissi provvisori nella stessa giornata.
Per tante persone questo rappresenta un cambiamento enorme, non soltanto dal punto di vista funzionale ma anche emotivo. Perdere i denti spesso significa sentirsi improvvisamente più vecchi, vivere con disagio situazioni normalissime della quotidianità e modificare lentamente le proprie abitudini sociali.
C’è chi smette di sorridere spontaneamente, chi evita alcuni cibi per paura che la protesi si muova e chi arriva perfino a parlare coprendosi la bocca. Situazioni che, col tempo, pesano molto più di quanto tanti immaginino.
Ed è proprio per questo che il carico immediato ha avuto una diffusione enorme negli ultimi anni.
Perché non cambia soltanto il momento in cui vengono applicati i denti fissi. Cambia completamente il percorso del paziente e il modo in cui vive tutta la terapia.
Oggi la scienza non valuta più soltanto se un impianto sia integrato correttamente nell’osso. Valuta anche il comfort del paziente, la qualità della vita, il recupero funzionale e l’impatto psicologico della terapia durante tutto il percorso di cura.
Ed è proprio per questo che, quando esistono le condizioni corrette, il carico immediato viene considerato uno dei più grandi cambiamenti dell’implantologia moderna degli ultimi decenni.
Naturalmente non significa “fare tutto in fretta”. Dietro un carico immediato serio esistono pianificazione, esperienza chirurgica, progettazione protesica e una selezione molto accurata del paziente.
Ma quando tutto questo viene eseguito correttamente, il vantaggio è enorme.
Perché il vero obiettivo oggi non è semplicemente mettere degli impianti.
Il vero obiettivo è permettere a una persona di tornare il più rapidamente possibile a vivere, mangiare e sorridere con serenità.
Conclusioni: oggi la domanda giusta non è “quanto devo aspettare?”
Per molti anni l’implantologia ha fatto coincidere il concetto di sicurezza con quello di attesa.
Aspettare mesi dopo le estrazioni, lasciare guarire tutto lentamente e rimandare il momento dei denti fissi veniva considerato quasi automaticamente il percorso più prudente.
Oggi però la situazione è cambiata profondamente.
Le evidenze scientifiche più autorevoli dimostrano che, nelle riabilitazioni complete eseguite correttamente, il carico immediato può offrire risultati biologici sovrapponibili al carico differito anche a distanza di molti anni.
Questo non significa che si debbano mettere denti fissi immediati a tutti i pazienti indistintamente.
Significa però che il tempo di attesa, da solo, non è più il fattore che determina il successo degli impianti.
Oggi contano soprattutto:
- la stabilità primaria degli impianti
- la qualità della chirurgia
- la progettazione protesica
- la gestione biomeccanica
- la corretta selezione del paziente
Quando queste condizioni esistono, il carico immediato permette spesso di evitare mesi molto difficili dal punto di vista funzionale e psicologico.
Perché il vero problema, nella maggior parte dei casi, non è l’intervento chirurgico. È l’idea di dover passare mesi con dentiere mobili, instabilità, disagio sociale e limitazioni nella vita quotidiana.
Ed è proprio per questo che sempre più pazienti oggi cercano soluzioni che permettano di tornare rapidamente ad avere denti fissi, senza rinunciare alla sicurezza biologica del trattamento.
Alla Clinica Salzano e Tirone di Cuneo questo approccio viene applicato quotidianamente attraverso protocolli moderni basati sulla letteratura scientifica internazionale e su una pianificazione estremamente accurata di ogni caso clinico.
Perché la vera domanda oggi non dovrebbe più essere:
“Quanto devo aspettare prima di mettere gli impianti?”
La vera domanda è:
“Esistono le condizioni per poter tornare ad avere denti fissi subito, in modo sicuro e prevedibile?”
Ed è proprio questa la valutazione che oggi fa davvero la differenza.
Domande frequenti sugli impianti a carico immediato
Gli impianti messi subito durano meno?
No.
Le più importanti revisioni scientifiche internazionali mostrano che, nelle riabilitazioni complete eseguite correttamente, il carico immediato ha percentuali di sopravvivenza implantare sovrapponibili al carico differito anche a distanza di 5 e 10 anni.
Il vero fattore che determina il successo non è tanto il tempo di attesa, ma la stabilità degli impianti, la qualità della chirurgia e la corretta progettazione della protesi.
È vero che gli impianti devono sempre guarire per mesi senza denti?
No.
Questo era il protocollo tradizionale dell’implantologia, ancora corretto in alcuni casi specifici, ma oggi non rappresenta più l’unica possibilità terapeutica.
Quando si ottiene una stabilità primaria elevata, spesso è possibile applicare denti fissi provvisori nella stessa giornata dell’intervento.
Il carico immediato è più rischioso?
Non nelle mani di un operatore realmente esperto.
Oggi il carico immediato è un protocollo scientificamente validato e molto prevedibile, ma richiede competenze chirurgiche e protesiche elevate.
Il problema non è il protocollo in sé. Il rischio aumenta quando viene eseguito senza una corretta pianificazione, senza esperienza specifica o senza ottenere la stabilità implantare necessaria.
Per questo motivo il carico immediato non dovrebbe essere improvvisato, ma eseguito da team con esperienza consolidata in implantologia avanzata.
In quali casi è meglio aspettare prima di mettere i denti fissi?
Principalmente quando non si riesce a ottenere una stabilità primaria sufficientemente elevata oppure in alcuni casi ricostruttivi più complessi.
Nei siti rigenerati o nelle situazioni in cui è necessario gestire con particolare attenzione anatomia e tessuti molli, il chirurgo può preferire attendere la completa osteointegrazione degli impianti prima di procedere col carico definitivo.
Con il carico immediato si mettono subito i denti definitivi?
No.
Generalmente il paziente esce dalla Clinica con una protesi provvisoria fissa, che permette già di sorridere, parlare e mangiare con molta più serenità durante la guarigione.
La protesi definitiva viene poi realizzata dopo la completa integrazione degli impianti.
Gli impianti a carico immediato fanno più male?
No.
Il decorso post-operatorio non dipende dal fatto che gli impianti vengano caricati subito o dopo mesi, ma soprattutto dal tipo di intervento e dalla tecnica chirurgica utilizzata.
Con protocolli moderni e una corretta gestione chirurgica, il dolore post-operatorio è spesso molto più contenuto di quanto i pazienti immaginino.
Se ho poco osso devo per forza aspettare mesi?
Non sempre.
Oggi esistono tecniche implantari moderne che permettono spesso di riabilitare anche pazienti con disponibilità ossea ridotta.
La scelta tra carico immediato e differito dipende però dalla stabilità che si riesce a ottenere nel singolo caso e dalla complessità anatomica della situazione.
È possibile mettere impianti subito dopo le estrazioni?
Sì, in molti casi è possibile inserire gli impianti nella stessa seduta delle estrazioni dentarie.
Questo approccio permette spesso di ridurre tempi, interventi e periodi trascorsi senza denti fissi, purché esistano le condizioni biologiche e meccaniche corrette.
Telefono: 0171.619210 – Indirizzo: Via Cascina Colombaro 37, Cuneo – WhatsApp: 349 0582765